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giovedì 9 aprile 2026

Campi Flegrei, il respiro del vulcano e i suoi tremori: capire per convivere

 



Nel quartiere di Bagnoli, a Napoli, il terremoto tra l'8 ed il 9 aprile 2026, ha prodotto un picco di accelerazione del suolo pari a circa 280cm/sec2. Valori di questo tipo, nelle mappe di scuotimento dell’Ingv (Istituto Nazionale di geofisica e Vulcanologia), sono associati a un’intensità molto forte-severa e a un danneggiamento atteso da moderato a rilevante. Eppure, come già accaduto per eventi recenti di magnitudo simile ai Campi Flegrei, non si registrano danni significativi agli edifici. Resta però la percezione, netta e diffusa, di uno scuotimento intenso, avvertito chiaramente dalla popolazione nel silenzio della notte. Per comprendere questa apparente contraddizione bisogna partire dalla natura stessa dei Campi Flegrei, una vasta caldera vulcanica formatasi decine di migliaia di anni fa con eruzioni di enorme energia, come quelle del tufo giallo napoletano e del tufo grigio. Negli ultimi 15mila anni si contano oltre 70 eruzioni, l’ultima delle quali diede origine al Monte Nuovo nel 1538. Oggi i vulcanologi non escludono future eruzioni di dimensione moderata: eventi che, in un’area densamente urbanizzata come quella flegrea, potrebbero comunque avere conseguenze rilevanti. Ma il fenomeno che più caratterizza questa fase storica è il bradisismo: il lento sollevamento e abbassamento del suolo con oscillazioni secolari. Episodi significativi si sono verificati negli anni ’50 del secolo scorso, tra il 1970 e il 1972 e, soprattutto, tra il 1982 e il 1984, con livelli di sollevamento cumulato alla città di Pozzuoli che hanno superato il metro e sessanta in ciascuno degli ultimi due episodi. Dopo un lungo periodo di relativa quiete, conseguente ad un periodo di abbassamento, il suolo ha ripreso a sollevarsi dal 2012, con un’accelerazione evidente a partire dal 2018, raggiungendo anche punte di velocità di 3cm/mese. Questo movimento verticale è accompagnato da sciami sismici, emissioni di gas e variazioni nelle condizioni del sistema idrotermale: segnali di un vulcano attivo, e complesso, che va interpretato come un sistema naturale multi-rischio. Anche in assenza di segnali precursori di un’imminente eruzione, opportune strategie per la mitigazione dei rischi legati agli effetti su edifici, infrastrutture e popolazione del sollevamento del suolo, dei terremoti e delle emissioni dei gas, devono essere messe in atto per consentire agli abitanti dell’area di vivere in sicurezza.

Oggi l’ipotesi scientifica più accreditata attribuisce il bradisismo di quest’ultima crisi non tanto alla risalita diretta di magma (dalla profondità di circa 8km localizzata dalla tomografia sismica negli esperimenti del 2001), quanto alla pressurizzazione di fluidi caldi in profondità. Questi fluidi si accumulano in un volume di roccia-serbatoio situato sotto la caldera, a circa 2-3km di profondità, con dimensioni e geometria comparabili all’area di sollevamento. Le variazioni di pressione all’interno di questo “serbatoio” vengono trasmesse verso la superficie e amplificate dalle proprietà elastiche delle rocce di copertura sovrastanti, producendo deformazioni della superficie terrestre che si sviluppano su lunghi periodi tempo mesi o anni. I terremoti sono una conseguenza diretta di questo processo. Il sollevamento induce l’accumulo di tensione nelle rocce superficiali, costituite in gran parte da materiali vulcanici poco resistenti e facilmente fratturabili. Studi recenti hanno mostrato che questa tensione si scarica lungo fratture preesistenti, spesso associate a faglie antiche che delimitano l’area risorgente della caldera. La sismicità può manifestarsi in modo caotico, soprattutto nelle zone di risalita dei fluidi come al di sotto del cratere della Solfatara, oppure organizzarsi in allineamenti che delineano una struttura quasi ellittica, che delimita l’area di massima deformazione.

Un aspetto cruciale riguarda la magnitudo dei terremoti. Le stime ottenute dallo studio dei terremoti della crisi attuale, indicano un valore massimo intorno a 5, sulla base di modelli statistici, leggi fisiche e dati geologici di fagliazioni superficiali. Inoltre, analisi di dettaglio dei processi di frattura dei terremoti flegrei mostrano che una parte significativa dell’energia liberata non si trasforma in onde sismiche, ma viene dissipata sotto forma di calore e danneggiamento diffuso delle rocce. Questo meccanismo agisce come una sorta di “freno naturale”, limitando la crescita delle fratture e quindi la magnitudo degli eventi. Ciò non significa che il rischio sia trascurabile. Anche terremoti moderati possono generare accelerazioni elevate, come quella registrata a Bagnoli, e mettere in difficoltà edifici vulnerabili. Tuttavia, la breve durata dello scuotimento – inferiore a un quarto di secondo nel caso di questa notte – implica un trasferimento di energia limitato alle strutture, specialmente a quelle con periodi di oscillazione più lunghi. È questa combinazione di alta intensità ma brevissima durata a spiegare perché eventi percepiti come forti producano spesso pochi danni.

Negli ultimi mesi, la velocità di sollevamento del suolo ha mostrato una diminuzione, accompagnata da una riduzione della sismicità in numero e magnitudo. Il terremoto della notte tra lunedì e martedì si inserisce in questo contesto come un evento relativamente energetico, ma non eccezionale rispetto ai terremoti più forti registrati negli ultimi anni, con magnitudo superiore a 4. La relazione tra velocità di sollevamento e sismicità resta complessa e non lineare: periodi di maggiore deformazione tendono a favorire eventi più intensi, ma non esiste una correlazione semplice o deterministica. In questo scenario, la vera sfida è convivere con il vulcano e con le sue inquietudini. I Campi Flegrei non rappresentano un rischio solo in caso di eruzione, ma anche attraverso deformazioni del suolo, emissioni di gas e terremoti. Per questo è necessario un approccio integrato alla gestione del rischio, che includa monitoraggio continuo, pianificazione territoriale e interventi su edifici ed infrastrutture, accompagnati da una continua azione di informazione e comunicazione alla popolazione sui rischi e le azioni messe in atto per la loro mitigazione.

La prima difesa resta infatti la qualità delle costruzioni. In Italia esiste una normativa antisismica avanzata, ma gran parte del patrimonio edilizio è stato realizzato prima della sua introduzione o aggiornamento. Il percorso avviato con il decreto “Campi Flegrei” del 2023 – che prevede la mappatura delle aree più esposte e la valutazione della vulnerabilità degli edifici – rappresenta un passo fondamentale ma iniziale. Dopo aver identificato le criticità è necessario intervenire con opere di miglioramento o adeguamento sismico: questa è la strada più efficace per ridurre il rischio e rassicurare la popolazione. Comprendere i Campi Flegrei significa accettare la loro natura dinamica. Non si tratta di eliminare il rischio, ma di conoscerlo, monitorarlo e gestirlo con strumenti scientifici e politiche adeguate. Solo così il “gigante inquieto” su cui poggia una parte di Napoli potrà continuare a essere osservato senza trasformarsi in una minaccia incontrollabile.


Aldo Zollo

Professore di Sismologia 

Università di Napoli Federico II

domenica 29 marzo 2026

Squadra e compasso

 



Uno dei simboli più famosi della Massoneria è sicuramente quello della Squadra e del Compasso.

 Per comprendere il suo significato più profondo bisogna studiare la funzione di questi due strumenti:

La squadra serve per tracciare un quadrato, mentre il compasso serve per tracciare un cerchio. Il quadrato è il simbolo della materia, mentre il cerchio è il simbolo dello spirito.La Squadra e il Compasso insieme, quindi, rappresentano l'unione della Terra (Materia) con il Cielo (Spirito).

Essi simboleggiano anche la risoluzione dell'antico problema matematico della "quadratura del cerchio", cioè quello di riuscire a costruire un quadrato e un cerchio aventi la stessa area, usando solo la riga e il compasso.


martedì 17 febbraio 2026

Achille della Ragione

 


Achille della Ragione (Napoli, 1947 – 2025) è stato una figura poliedrica e per certi versi controversa della cultura napoletana contemporanea, noto come medico ginecologo, storico dell'arte, scrittore e collezionista. È scomparso recentemente, nel maggio del 2025, lasciando un'eredità vastissima di pubblicazioni e iniziative culturali legate alla sua città.

Vediamo i tratti principali della sua vita:

Laureato in Medicina nel 1972, si specializzò in Ostetricia, Ginecologia e poi anche in Chirurgia generale. Divenne molto noto (e discusso) per aver introdotto in Italia il metodo Karman per l'interruzione di gravidanza per aspirazione, una tecnica che all'epoca scatenò forti reazioni legali e sociali, portandolo anche a vivere vicende giudiziarie e un periodo di detenzione. Lui stesso dichiarò di aver praticato decine di migliaia di interventi, considerandoli una missione per la salute delle donne.

Dopo aver lasciato la professione medica, si dedicò interamente alla sua passione per l'arte e la storia di Napoli.

Esperto del Seicento: È considerato uno dei massimi esperti della pittura napoletana del XVII secolo, su cui ha scritto numerosi volumi (tra cui il celebre Il secolo d'oro della pittura napoletana).

Divulgatore: Organizzava frequentatissime visite guidate gratuite nei complessi monumentali di Napoli e curava un salotto culturale nella sua villa a Posillipo, frequentato da intellettuali e politici.

Autore prolifico: Ha scritto oltre 150 libri, spaziando dalla saggistica d'arte alla critica sociale, molti dei quali resi disponibili gratuitamente online per favorire la diffusione della cultura.

Terminiamo con due curiosità. Nel 1972 quando era ancora uno studente, partecipò come concorrente al celebre quiz Rischiatutto di Mike Bongiorno. Era inoltre un "Maestro" di scacchi e fu presidente della Lega Campana Scacchi, promuovendo il gioco nelle scuole.

Achille della Ragione è stato un personaggio che ha diviso l'opinione pubblica per la sua schiettezza e per le sue battaglie radicali, ma la cui passione per l'arte napoletana è riconosciuta quasi unanimemente.

Per approfondire è  possibile visitare il sito 

 https://achillecontedilavian.blogspot.com/?m=1

martedì 1 aprile 2025

il Vesuvio svela i suoi segreti

 



Come si è vetrificato il cervello di un ercolanese, vittima dell’eruzione del Vesuvio del 79 dC. Il mistero è stato risolto da un team italo-tedesco di ricercatori guidato dal vulcanologo Guido Giordano del Dipartimento di Scienze dell’Università Roma Tre. 

A chiarirlo è lo stesso Guido Giordano: «Quello che si sapeva finora con certezza è che questo materiale è di origini organiche e che aveva l'apparenza di un vetro, quindi ipotesi da osservazioni superficiali. La grande scoperta è che quelli non sono soltanto dei pezzettini di un cervello fossilizzato in senso generale, ma che hanno subito un processo di vetrificazione. Esistono tanti resti di cervello che si trovano in vari luoghi del mondo, ma la conservazione, al di sotto di suoli, di rocce, dentro tombe, è di varia natura, come la saponificazione o l’acidificazione, ma mai per vetrificazione.

Il motivo è ovvio, perché un materiale organico, un cervello che è pieno di acqua, a temperatura ambiente, è morbido, cioè soffice. Per arrivare alla vetrificazione abbiamo bisogno di due processi, il primo è un rapido riscaldamento, come se mettessimo del materiale in forno ad alte temperature e noi sappiamo che ci mette un po' prima di cuocersi, prima di carbonizzarsi, prima di ridursi in cenere. Noi associamo a questo passaggio alla nuvola chiamata Ash Cloud, nuvola di cenere, probabilmente per un ordine di tempo di qualche minuto, 5 minuti, 10 minuti, non di più, quindi breve a sufficienza da sollevare la temperatura di questo materiale, ma non distruggerlo completamente.

Quando invece l'evento di riscaldamento passa, il materiale rimane esposto all'aria e a quel punto la temperatura improvvisamente ritorna a quella ambientale; durante questo processo di raffreddamento possiamo avere la trasformazione in vetro. Ovviamente abbiamo potuto documentarlo con i nostri strumenti all’Università di Roma Tre, e abbiamo trovato anche esattamente la temperatura a cui questo processo è avvenuto, 510 gradi.

C'è ancora tanto da studiare e da approfondire sulle strutture neuronali. Sicuramente un aspetto importante è il fatto che, comprendendo meglio come funzionano le nuvole di cenere, possiamo aiutare gli studi di pericolosità vulcanica per un’area: il Vesuvio per esempio, o i Campi Flegrei».

www.guidevesuvio.com

lunedì 17 marzo 2025

Il Serapeo sentinella del bradisismo

  

Serapeo di Pozzuoli - Napoli 

Il Macellum di Pozzuoli, o Tempio di Serapide, è un sito archeologico ma anche un “simbolo” e indicatore scientifico del bradisismo nei Campi Flegrei. I fori prodotti dai molluschi marini permettono di ricostruire l'innalzamento e l'abbassamento del suolo negli ultimi due millenni anni, fornendo dati cruciali per studiare questo fenomeno vulcanico che oggi impatta sulla vita di centinaia di migliaia di persone.

  

Andamento degli spostamenti verticali del suolo in corrispondenza del Tempio di Serapide di Pozzuoli negli ultimi due millenni. Credit: INGV

Nel grafico vediamo l'andamento degli spostamenti verticali del suolo in corrispondenza del Tempio di Serapide di Pozzuoli negli ultimi due millenni. Si evidenzia poi in un secondo grafico il dettaglio degli ultimi 120 anni.

Ci concentriamo sul bradisisma come sollevamento del suolo, anche l’abbassamento è chiamato bradisisma, ma nella percezione popolare non lo è perché non genera terremoti.

Si nota che nei Campi Flegrei il bradisisma ascendente c’è stato soltanto in due limitate epoche storiche: 

dal 1430 al 1538, fase che terminò con l' eruzione di Monte Nuovo del 1538; e dal 1950 ad oggi, dove però notiamo che la salita è meno rapida e vi sono fasi di innalzamento e abbassamento del suolo.


https://www.guidesolfatara.com 


 

Campi Flegrei 

 

Fumarole della Solfatara di Pozzuoli 

venerdì 22 novembre 2024

I Campi Flegrei

   



I Campi Flegrei, sono una zona a ovest di Napoli, e rappresentano uno dei complessi vulcanici più affascinanti del pianeta. Questa vasta caldera, formatasi circa 39.000 anni fa in seguito all'eruzione del Tufo Giallo Napoletano, è un laboratorio a cielo aperto per vulcanologi, geologi e appassionati di scienza di tutti i tempi e di tutto il mondo.  

La Solfatara di Pozzuoli è uno dei tanti crateri del supervulcano dei Campi Flegrei. Questo cratere celebre per le sue fumarole, è una finestra affacciata sul cuore della Terra, offrendo una visione straordinaria e diretta dei processi vulcanici sotterrane.

 La Solfatara un tempo uno dei luoghi più visitati della regione,  è chiusa al pubblico dal 2017 a seguito di un tragico incidente. Ma nonostante la chiusura, la Solfatara continua a rappresentare un’importante risorsa per la ricerca. Le attività di monitoraggio e studio dei gas emessi dalle fumarole proseguono grazie agli studi condotti dall’Osservatorio Vesuviano, parte dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che tiene sotto controllo i segnali di attività del  supervulcano dei Campi Flegrei.

sabato 16 novembre 2024

Flamenco

 



Con parola “flamenco” immediatamente si sentono vibrare dentro di noi tutte le corde della passione che questa arte riesce a trasmettere. Il suo valore non solo artistico ma anche culturale è stato riconosciuto dall’UNESCO che, il 16 novembre 2010, lo ha dichiarato “patrimonio culturale immateriale dell’umanità”. Ovviamente non è un riconoscimento casuale, l’arte del flamenco affonda le sue radici nelle tradizioni gitane della fine del Settecento. Fu allora, infatti, che nella regione spagnola dell’Andalusia i gitani iniziarono a esprimere le loro emozioni cantando e ballando accompagnandosi solo dal ritmo dei piedi battuti sul terreno o delle mani sul tavolo. Ma fu solo verso la metà dell’Ottocento, grazie alla diffusione dei cafés cantantes, che il flamenco uscì dalla dimensione intima e ristretta gitana per diffondersi largamente ed evolversi come forma di arte e spettacolo. Sempre nell’800, precisamente nel 1847 a Siviglia, venne introdotta per la prima volta la chitarra come accompagnamento al baile e al cante. Ormai diventato una forma di spettacolo, il flamenco si evolve perdendo quella dimensione così privata e profondamente intima da cui era nato, e sia il cante che il baile subiscono le influenze di altre forme d’arte: il modo di danzare si avvicina alla danza classica grazie anche al diffondersi di alcuni suoi stili nei saloni aristocratici, tutto diventa più coreografico e si dà maggiore importanza anche alle scenografie. Tuttavia, anche uscendo da quella ristretta dimensione gitana, il flamenco non ha mai perso il suo duende, ossia lo spirito passionale con cui viene messo in scena dai suoi interpreti. Resta infatti essenziale, nel flamenco, la forza con cui i suoi interpreti più bravi, in particolar modo nel ballo, attraverso il modo di esprimersi sul palco trascinano il pubblico in un vortice di emozioni, ovvero nell’essenza del significato della parola “duende” nonché nell’essenza del flamenco stesso che, in tal modo, torna nella sfera intima delle emozioni personali da cui è nato.